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23 marzo 2020

Dante e il Friuli Venezia Giulia

23 marzo 2020
Redazione

Dante e il Friuli Venezia Giulia

Dante e il Friuli Venezia Giulia

All’inizio del XIV secolo, quando compie il suo viaggio lungo tutta l’Italia alla ricerca di un volgare degno di essere utilizzato come lingua letteraria, Dante Alighieri arriva anche a Nord-est dove sente parlare un idioma che riconosce come indipendente dal latino, dal veneto, dal toscano e dalle lingue d’oltre confine. Certo, il giudizio di gusto non è brillante, ma d’altra parte anche tutte le altre parlate vengono via via scartate dal poeta che alla fine ritiene sufficientemente “illustre” solo il toscano.

Nel nostro caso, Dante trova così dura e sgradevole la lingua friulana da paragonarla a un rutto: secondo lui, i friulani crudeliter "ces fastu" (=che cosa fai) eructuant. Ma noi qui in regione non siamo permalosi e, pur continuando ad essere molto orgogliosi di tutte le nostre lingue (altre tre, oltre all'italiano: friulano, tedesco e sloveno), come dovunque in Italia anche noi consideriamo la Divina Commedia uno dei supremi simboli del nostro patrimonio culturale.

Conserviamo anche tre preziosi codici della Commedia, in altrettante preziose biblioteche: il Bartoliniano nella Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana di Udine, il Florio nella Biblioteca dell'Università di Udine e il Fontaniniano, riccamente miniato e conservato nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli.
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