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27 settembre 2018

PordenoneLegge: il passaporto per la città dei libri

27 settembre 2018
Daniela Radovan

PordenoneLegge: il passaporto per la città dei libri

Sono trascorsi solo pochi giorni da quando, armata di shopper gialla d'ordinanza, mi aggiravo curiosa per le vie del centro di Pordenone, eppure quell'atmosfera magica mi manca già. Le vetrine ed i palazzi vestiti a festa, il calendario degli eventi da consultare, l'ascolto e la scoperta di nuove proposte e punti di vista.

Il calore estivo che ha accompagnato questa diciannovesima edizione della festa del libro con gli autori è oramai alle spalle ed ora lascia spazio ad un tiepido autunno. Tempo di accoccolarsi sul divano ed immergersi nel fruscio delle pagine di tutti i libri di cui si è fatto incetta.

I preziosi souvenir di una cinque giorni tanto intensa quanto entusiasmante, dalla toccante raccolta delle opere di Pierluigi Cappello, cui è stata dedicata la cerimonia di apertura del festival, al viaggio psicologico e delicato del romanzo di Giovanni Allevi, che  ha cullato l'affollata platea del Teatro Verdi tra la poesia del pianoforte ed i sorrisi del suo modo di raccontarsi (un sentito grazie all'amico Alessandro Secondin per avermi immortalato con il Maestro mentre si accingeva ad autografarmi il suo libro!)

Pordenonelegge è fatta di testi e di scrittori, ma soprattutto dalla gente, quella che si assiepa pazientemente in attesa di poter guadagnare un posto, ma anche quella che si adopera, spesso in sordina, perché tutto funzioni al meglio. I giovani angeli, così come lo staff negli uffici della Fondazione, pronti a dispensare sorrisi gentili, nonostante la stanchezza.

Oppure il nutrito gruppo di fotografi, professionali e sempre sul pezzo,  che, durante una breve pausa, si sono giocosamente prestati ad essere, a loro volta, ritratti in uno scatto. Destreggiarsi e scegliere fra la variegata proposta di presentazioni è stato un po' come riprendere il tema simbolo della kermesse, la ciliegia: davvero difficile decidere a quale partecipare, tant'è vero che, salvo qualche appuntamento irrinunciabile con gli autori più amati, ho spesso agito d'istinto, lasciandomi ispirare dal titolo che descriveva la conferenza.

Il mio personale Pordenonelegge ha parlato al femminile: l'americana Jami Attenberg, che mi ha accompagnato attraverso le vicende di una donna alle prese con un anticonvenzionale ricerca del “diventare grandi”, facendomi al tempo stesso conoscere una nuova autrice di cui diventare “amica”; l'esordiente Claudia Grendene e la partenopea Rossella Milone, che hanno descritto, quasi in una chiacchierata fra donne, spaccati di crescita ed amicizia nell'Italia contemporanea ed il tema della maternità.

Mi sono persa nel dedalo di viuzze che costeggiano il Corso, soffermandomi a fotografare gli scorci realizzati da commercianti e residenti per salutare l'evento, rendendo Pordenone un grande salotto, tanto in fermento quanto accogliente. Ho infine celebrato il mio personale arrivederci con una dedica alle montagne della Carnia.

Le parole e la chitarra di Luigi Maieron, sapientemente affiancato dai carismatici Mauro Corona e Toni Capuozzo, hanno rapito il cuore ed esaltato l'importanza di una memoria scevra di nostalgia ma carica di significato; senza mancare di alleggerirne il racconto con una punta di allegria al profumo di prosecco.  

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Daniela Radovan

Nata a Trieste, diplomata all'Istituto D'Arte, nel 2004 mi sono trasferita, restando comunque in Friuli Venezia Giulia, lasciando l'impiego presso il Teatro Stabile La Contrada. Lavoro nella GDO, ma le mie passioni sono rimaste il mondo della cultura e della scoperta del territorio, che esprimo scrivendo e cantando in un coro gospel.

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