Descrizione
A due passi da piazza Unità e alle spalle delle Rive, ancora oggi Cavana si presenta come un borgo, una città nella città, con un’architettura fatta di palazzotti nobiliari, case di abitazione a picco su vicoli spesso angusti ma ricchi di grande suggestione. Meta prediletta dei turisti – che la attraversano in migliaia sull’asse piazza Unità – piazza Hortis – piazza Venezia – o la scoprono scendendo dalle navi e risalendo alcune strade che si aprono sulle Rive. È stata per molto tempo il cuore popolare di Trieste. Da prima, zona importante nel tessuto cittadino – vi erano insediate molte manifatture ma anche residenze di nobili e sedi di Consolati – decade, seppur lentamente, con lo sviluppo del Borgo Teresiano. La “Città nuova”, moderna, luminosa e salubre, diventa il polo che attrae abitanti danarosi e capitali, la “Città vecchia”, alta e bassa (Cavana) diventa meta di chi cercava locali commerciali e abitazioni a poco prezzo. Basti ricordare che James Joyce al suo arrivo a Trieste nel 1904 giunse proprio in Cavana in cerca di alloggio e restò sempre un grande frequentatore di bettole e bordelli dove però trovò anche ispirazioni per il suo “Ulisse”. Proprio a Joyce nel 2019 l’associazione Cizerouno ha dedicato il progetto di installazione diffusa di luci d’artista “Doublin’”, i primi tour nella Cavana notturna, che ad oggi hanno visto la partecipazione di quasi 900 persone, e l’hashtag #cavanastories, che oggi è un vero e proprio progetto pluriennale di ricerca e valorizzazione del territorio e delle sue memorie.
Sabato al Cavò verrà presentata una parte di questa ricerca fatta attraverso lo spoglio della stampa d’epoca, di archivi fotografici, memorie letterarie e poetiche ma sopratutto i ricordi e i racconti dei testimoni diretti intervistati per l’occasione che ricostruiscono una “topografia di Cavana”.
Organizzato da:
Cizerouno